Il nostro VBAC

“Guarda che se te ne viene un’altra non mi posso fermare sul cavalcavia”

È iniziata con queste parole di Simo, la nostra avventura.

In macchina in una Novara deserta, ancora immersa nel buio della notte, diretti all’ospedale Maggiore. Fermandoci a più riprese perchè durante le contrazioni non riuscivo a stare seduta sul sedile 😅 trovandomi alle 5 del mattino a fare gli squat sui marciapiedi, appoggiata alla portiera dell’auto 😂

Con questo spirito, tra una risata e l’altra, con quell’eccitazione di un qualcosa che aspetti da tanto, siamo arrivati a destinazione.

Con le contrazioni ogni 3 minuti, una in ascensore mentre salivo verso il ps di ostetricia (ho scattato un selfie😂) e una subito dopo fuori dalla porta del reparto, raggiunta dall’ostetrica le ho detto con tutte le doti attoriali che possiedo

“S O N O I N T R A V A G L I O !” 😂

Da li, visita e monitoraggio che lo hanno confermato, in vestaglia verso la sala parto, una contrazione nel mezzo dell’altrio e l’ostetrica “dai ti prego arriva oltre quelle porteeee” forse credeva che sarebbe nato li davanti a tutti…

Sicuro un travaglio come tanti, ma speciale per noi, con tante cosa da ricordare.

I primi dolori forti alle 2 di notte,

Io che sveglio Simo alle 4, vado a coccolare Vittoria e le metto il piumino sopra al pigiama, per andare dai nonni.

Il bagno caldo nella vasca al buio, per riprendere le forze e prepararmi all’avventura, con eccitazione e curiosità alle stelle.

L’ingresso in sala parto è stato alle 06.00, quello che ricordo era la voglia di stare appoggiata a terra, tutto il tempo. Le ostetriche che cercavano di farmi alzare e andare sulla poltrona…

Mi ero ripromessa che avrei fatto tutto quello che mi sentivo e avrei voluto, per vivermi questo momento senza rimpianti.

Un NO gigante alla prima richiesta di analgesia, un NO a qualsiasi interferenza.

Il mio continuo ripetere: è un VBAC!

Poi le contrazioni sono diventate dolorose, difficili da sopportare (come avevo fatto con Vittoria senza epidurale per 19 ore?) e verso le 10 ho chiesto la prima dose, seguita da altre nel corso della giornata.

Una cosa che non dicono riguardo al “Travaglio di prova” è che si tratta davvero di una prova. Cioè provo, e poi?

Provi, nel senso che provi a partorire nei tempi che dicono i PROTOCOLLI. Il famoso PARTOGRAMMA… E secondo quelle indicazioni, con un pregresso cesareo, io alle 12.00 avrei dovuto essere giá dilatata e pronta a partorire, invece ero ferma. FERMA A 8cm. Da troppe ore. Proprio a agli stessi 8 cm dove mi ero bloccata con Vittoria.

-Se non ci fai intervenire, tra un’ora rischi di finire ugualmente in sala operatoria

-NON VOGLIO L’OSSITOCINA

-ma la situazione è ferma

-NON VOGLIO CHE ROMPETE IL SACCO

-ok, pensaci ancora un po’

In quegli attimi di pausa da soli, io e Simo ci siamo guardati, le lacrime agli occhi e l’incubo di rivivere la stessa traumatica esperienza precedente.

Poi ci siam fatti lucidi e razionali. Il nostro lo avevamo fatto. Ci eravamo preparati, eravamo sereni, avevamo fatto quanto in nostro potere per arrivare al dunque, senza, appunto, rimorsi.

-Ok, tentiamo il tentabile.

Dopo una mezzora, al cambio turni, dico che acconsento alla rottura del sacco.

L’ostetrico mi visita di nuovo e prepara il minuscolo aghetto, e prima che inizi ad usarlo… sento un rivolo di acqua calda che esce… inizio a piangere! Si era rotto da solo, nello stesso istante!!!

Allora c’è speranza!

Mi aiuta a svuotare la parte inferiore, mi ha spiegato che la testa continuava a rimbalzare su un cuscinetto di liquido che si era fermato in basso, e ad ogni contrazione era come se rimbalzasse indietro per il liquido fermo li…

Mi hanno lasciata poi circa 3/4 d’ora, con un bolo di epidurale, ho riposato, mi son seduta sullo sgabello, testa appoggiata all’armadio… ho dormito anche qualche minuto in questa posizione!

Al successivo controllo della dilatazione… ERO ANCORA DI 8cm!

Esausti, a pezzi. Sfiniti emotivamente. Non ci potevamo credere. Non era servito a nulla.

Per la nuova ostetrica che mi stava ri-visitando peró avevo un collo talmente morbido che pareva essere burro.

-se vuoi alla prossima contrazione ti aiuto io

-in che senso?

-aspetto solo qui con le mani, e aiuto il collo. Non fará male

Detto, fatto. Nessun dolore.

Due minuti dopo con gli occhi illuminati mi guarda e mi dice:

-SEI A 10 cm!

Impossibile da trasmettere a parole.

10 cm sono quello che ti separa dal travaglio al parto vero e proprio. Alla fase espulsiva.I primi 10 cm della mia vita.

Chi ci è passata attraverso sa cosa significa…

-ora se senti la necessitá puoi anche scendere e prepararti alle spinte

-spinte? Come spinte? “Quelle” spinte?

Erano circa le 15. Ho afferrato la palla, mi ci sono avvinghiata, ho iniziato a dondolare e urlare. Non volevo spingere, sapevo che ci voleva tempo, che dovevamo prendercelo… dondola, urla, dondola, urla, respira…

Alla fine sono davvero arrivate anche le spinte. A carponi le gambe non riuscivano più a reggere, ho chiesto lo sgabello. Forse lo sgabello più piccolo che io abbia mai visto, in effetti.

Come brucia!!! Oddio bruciaaaaa!!! Che male!!! IO NON CE LA FACCIO PIUUUUU’!

Ma cosa mi è venuto in mente? Non ce la faccio davvero più!!!

(Le classiche battute da film, si!)

E alla fine… è uscita la testa, e senza spinte anche tutto il resto, prontamente avvolto in un lenzuolino caldo.

Erano le 15.47 dell’8 novembre.

Sono seguiti attimi confusi, ho perso un po’ Il senso del tempo. L’inge era dietro la mia schiena e piangeva. Piangevamo un po’ tutti…

-ce l’abbiamo fatta!!!

E poi…

-SCUSATE MA È MASCHIO O FEMMINA?!?

-ah giá! Aspettate… (l’ostetrica alza il lenzuolino sotto di me)

-eh si! È proprio un MASCHIO!

-Come? È sicura?

E niente… il resto è storia! Buon compleanno Damiano!

Una notte di incubi

È una delle poche cose che non ho condiviso (per timore prima, per scaramanzia dopo). Il momento della traslucenza con la sua classica foto racchiusa in quei quasi 6 cm in bianco e nero che di solito accompagna l’annuncio della “buona novella”.

1 anno fa mi svegliavo da una notte di incubi. Avevo fatto lo stesso brutto sogno ripetuto fino al mattino. Piena di ansia e paura ho raccontato a Simo quel che succedeva: andavo all’appuntamento con l’ecografia e mi dicevano che c’era un grosso problema, un “PIEDE TAURINO”, che rendeva impossibile il proseguimento della gravidanza.

Avevo appuntamento alle 11 e dovevo andare da sola in Ospedale, si erano raccomandati per le norme Covid.

Sdraiata sul lettino al buio, la specializzanda ha iniziato la visita nel silenzio. Non una parola, ogni tanto qualche screen di quello che vedeva. Poi ha chiamato la dottoressa alla scrivania dietro e le ha detto “mmm. Qui… puó guardare?”

Io ho avuto un brivido lungo la schiena, ho guardato il monitor e visto tutto nero. Un buco nero enorme. “C’è qualche problema?”

Ecografia del 27 aprile con riscontro di malformazione fetale: megavescica e possibile piedino torto

“Mmm.. ha già fatto il prelievo per il btest? C’è la vescica che è grossa… troppo grossa. E anche un PIEDINO TORTO. Poi leggo che ha 40 anni. Sono giá troppi fattori. Le facciamo la visita di secondo livello e la villocentesi, adesso aspetta qui che sentiamo la collega appena riesce”.

Sudori freddi, PIEDE TORTO (era destino? Sogno premonitore?), VESCICA, VILLOCENTESI… io da sola.

“Cosa vuol dire scusate? Ci sono problemi?”

Poche risposte. La vescica grossa era tecnicamente una “megavescica” che spesso non ha prognosi positiva, associata al piedino torto era un altissimo rischio per la diagnosi di errore genetico.

Quella di baby 2 aveva un valore compreso tra 7 e 15mm.

Nell’Ospedale di Novara mi hanno detto che ne riscontrano circa 2 casi all’anno.

Ecco quindi che tre quarti d’ora dopo ero a fare l’ecografia di secondo livello con un’altra ginecologa, che mi ha fatto anche il prelievo dei villi coriali.

Avevo paura. Paura per quello che mi avevano appena detto, paura per quell’ago di 20 cm che entrava nella pancia. Ho chiuso gli occhi. L’infermiera che mi teneva la mano mi ha sussurrato all’orecchio “non chiuderli, non fare entrare i mostri” e io sono scoppiata a piangere, sono sembrati attimi interminabili.

Come le settimane seguenti, in attesa di un risultato.

Papá Simone che stranamente, rispetto alla prima gravidanza dove era timoroso e non lo diceva a nessuno, aveva passato le settimane dopo il test positivo a festeggiare e cercare di spiegare a Vittoria che sarebbe arrivata una sorellina o un fratellino… io che avevo presentimenti (mannaggia avevo avuto ragione!) continuavo a dirgli di aspettare… soprattutto con lei.

Il consulto con la genetista mi aveva chiarito molti dubbi, potevamo aspettarci un esito positivo per una trisomia o un altro errore genetico incompatibile con la vita. Le percentuali a nostro favore erano basse. Poi c’era la questione dimensione, che se non si fosse rimpicciolita avrebbe compromesso irreparabilmente lo sviluppo del feto…

Son seguiti giorni di ricerche su documenti, pdf, estratti di studi universitari, misurazioni millimetriche delle foto, lettura di blog e messaggi di chat sparsi nella rete, parcheggiati da anni.

Per capire che caso di megavescica fosse (lieve? moderata o grave?) Perchè se non era legata ad un errore genetico poteva forse essere operata, forse era una valvola uretrale posteriore, forse era un problema dell’uretra, oppure poteva svuotarsi, ma solo se non era di quelle moderate o gravi, quindi se non si riempiva più di quanto giá non era, perchè avrebbe compromesso lo sviluppo di organi e polmoni. Insomma, un trip mentale allucinante, era difficile mantenere una certa lucidità.

Questo fino a quando dopo 2 settimane sono arrivati i risultati del cariotipo: sulla carta era tutto regolare! Primo grande sospiro!

Ora dovevamo sperare che nel frattempo si fosse rimpicciolita… Durante la visita successiva i valori ecografici erano quasi regolari e la vescica si era anche svuotata durante l’esame… stava finalmente facendo pipì!!! Così come il piedino torto che era stato visto nella prima ecografia, non ce ne era più traccia.

Ecografia 11/05

La vescica è stata tenuta sotto controllo con altre 3 ecografie di secondo livello, ed è subito rientrata nei parametri, tanto da tornare ad essere catalogata come gravidanza fisiologica su tutta la linea.

Esito della seconda ecografia di secondo livello

Insomma, dovevamo già capirlo che sarebbe stato un bel combinaguai, questo baby 2! E possiamo affermare dopo quasi 6 mesi di rodaggio… che Damiano è anche un gran piscione!!!

P.s. Nonostante gli esami genetici approfonditi, con il cariotipo scritto nero su bianco, il sesso di Fiortorello è stato tenuto nascosto anche da tutti i documenti che ci hanno consegnato 😆

Eccolo infatti contrassegnato con

46 X ? (Punto di domanda!)

(XX FEMMINA – XY MASCHIO)

Costumi e pannolini per l’estate

Con Vittoria fin da 10 giorni dopo la nascita abbiamo utilizzato i pannolini lavabili, per diversi motivi ma primo fra tutti la sostenibilità ambientale.

Cover copripannolino in lana – Inverno 2018

Anche per le nostre vacanze al mare ho quindi cercato soluzioni che andassero nella stessa direzione, per tutti e tre gli anni.

Negli ultimi due in particolare, complice anche la sua capacità di trattenere, abbiamo usato pannolini contenitivi in tessuto in maniera esclusiva (la prima volta, con solo 7 mesi ho alternato degli usa e getta).

In spiaggia ho guardato tante famiglie con bimbi piccoli, e purtroppo non ho visto nemmeno un neonato con queste mutandine, tutti usa e getta, inzuppati di acqua, ricoperti poi da costumini colorati per rendere l’estetica più “bella”.

Non credo sia un problema di costi, perchè un pacchetto di u&g da mare costa davvero tantissimo (dai 12 ai 18€), secondo me non se ne parla semplicemente abbastanza.

Esistono di tantissime tipologie di costumini contenitivi, con spugna, con tassello assorbente, con protezione spf. E sono anche utilizzabili in piscina, non solo a mare!

Ma soprattutto non dovete buttarli dopo un bagnetto: li riutilizzate all’infinito! Un lavaggio a mano quando siete in vacanza, esattamente come sciacquate i vostri costumi, e sono di nuovo pronti! Una volta a casa poi un bel lavaggio in lavatrice per prepararli all’utilizzo successivo.

Io addirittura ho usato gli stessi (della stessa misura!!!) sia l’anno scorso, sia quest’anno 🤣 questi sono i piccoli vantaggi di avere una nanerottola in casa 😂

Abbiamo provato:

Bambino mio, nella formula kit due pannolini + maglietta manica lunga protettiva spf50+ quindi il massimo della protezione solare possibile.

Mutandine: Interno in spugna di cotone all’80%, esterno in poliestere, gambe a tenuta stagna.

Per noi ottimo assortimento, rapida asciugatura, con due pezzi abbiam fatto 1 mese di mare 2020 e il mare 2021!

Con il prezzo di una confezione di u&g da piscina vi prendete una mutandina✌🏼

Taglia provata 9-12kg (veste giusta)

Peso Vittoria 2020: 9kg

Peso Vittoria 2021: 10kg


Charlie banana, abbiam provato due mutandine costumino contenitive delle nuove fantasie, che ci sono arrivate ad agosto 2020 quindi direttamente nella piscinetta di casa e poi quest’anno al mare.

Composte in Tencel, fibra naturale al 100% morbida liscia e molto piacevole al tatto. Tessuto eco sostenibilr ottenuto dalla lavorazione della cellulosa estratta dalla polpa dell’albero di eucalipto. Esterno in poliestere.

Le mutandine internamente hanno un tassello assorbente aggiuntivo, questo vi permette di usarle anche come trainers per lo spannolinamento.

Asciugatura un po’ più lunga (proprio per il tassello), con due pezzi ne avrei probabilmente acquistata una terza, se non avessi avuto anche le altre da parte.

Tenuta anche in questo caso ottima ✌🏼e anche qui, per il prezzo lo ammortizzate con una confezione di u&g

Taglia provata 9-12kg (veste abbondante)

Peso Vittoria 2020: 9kg

Peso Vittoria 2021: 10kg


Magliette protettive Decathlon

Questa parte è più orientata solo alla protezione solare, più che ai costumi. Ma è in ogni caso una parte fondamentale per i nostri piccoli. Abbiam preso una a manica lunga e una a manica corta, spf 50+

Quella lunga ha una fantasia stampata che giá al nostro arrivo al mare era tutta appiccicata a se stessa, quella a manica corta invece perfetta essendo a tinta unita.

Ottimo rapporto qualitá/prezzo, ma consiglio quella corta per quanto detto sopra ✌🏼

pro: colletto alto, maggior protezione

contro: colletto alto magari darà fastidio ai vostri bambini, decorazioni appiccicose

Taglia provata: 18/24 mesi

E voi? Avete provato? Li conoscevate? Fatemi sapere 🙂 buon agosto a tutti/e!

Mai più un family hotel

La nostra vacanza non è ancora finita, ma abbiamo già deciso che non ci sarà per noi un “family hotel” bis.

Dopo anni di vacanze soli soletti all’insegna del relax e gli ultimi due con Vittoria in Liguria, quest’estate abbiam voluto provare una soluzione più comoda, per permettermi di riposare vista la pancia un po’ ingombrante. Quindi un albergo a misura di bambino, con formula all inclusive, intrattenimento, gonfiabili, servizi di ogni tipo. Facile da raggiungere in macchina, la spiaggia fronte albergo, davvero privilegiando la comodità.

Non dirò il nome dell’albergo e della catena perché non voglio fare ne buona ne cattiva pubblicità, non è il senso del mio post.

Abbiamo solo scelto una delle tante proposte che offre la riviera romagnola, sapendo già in partenza che il mare non sarebbe stato tra i più belli e puliti d’Italia.

Cosa abbiamo trovato? Tanta gentilezza e disponibilità da parte del personale, indubbiamente. Animazione, area ristoro totalmente a misura di bambino con microonde, omogeneizzati, pastine e di tutto di più.

All’interno della sala, per quelle che dovrebbero essere le limitazioni da Covid19, forse la pecca di avere troppi tavoli tutti ammassati. Per questo abbiamo chiesto e ottenuto un tavolo nella veranda semi aperta, spazio condiviso con altri 5/6 tavoli.

Purtroppo, durante il soggiorno abbiamo trovato anche troppa ignoranza e maleducazione da parte degli ospiti. Perché forse chi va in un family hotel pensa di poter fare qualunque cosa. Forse siamo stati sfortunati noi. Forse, boh.

Nel family hotel le porte delle stanze sbattono ad ogni ora del giorno e della notte. Cose che nemmeno alle gite scolastiche.

Nel family hotel i genitori giocano a palla nella hall.

Nel family hotel genitori e nonni fumano come ciminiere davanti a te che pranzi e ceni, senza alcuno scrupolo. Ah perché, sei pure incinta?

Nel family hotel i commensali a cena urlano al telefono con il vivavoce raccontando di scorregge del pupo come se fossero prodezze da circensi.

Nel family hotel i genitori si scolano litri di cocacola e a tavola fanno gare di rutti a bocca aperta.

Nel family hotel i ragazzini che tossiscono e stanno male, rimangono per 20 minuti a vomitarsi fusilli di 5 ore prima tra le mani, senza che i genitori li portino almeno in camera. Mentre tu stai facendo merenda di fronte a loro.

Nel family hotel, anche se ci son 40 posti a sedere e sono tutti occupati, e tu sei incinta e in piedi, non è un problema loro.

Nel family hotel i genitori si dimenticano di avere dei figli, li abbandonano agli animatori e iniziano loro ad essere bambini, ma della peggior specie.

Ogni tanto qualche occhiata complice con altre famiglie in tavoli vicini e apparentemente “normali” fa capire che questi atteggiamenti disturbano, e forse grazie al cielo, non sono sempre la regola.

In ogni caso, grazie per questa esperienza unica. Unica perché non si ripeterà.

Noi per i prossimi anni, scegliamo l’educazione, anche se un po’ più scomoda.

Piccoli modelli. Mini guida al mondo della moda e della pubblicità per bambini

Ho pensato di scrivere questo articolo perché mi sono resa conto che poche mamme parlano dell’argomento. Ci si confronta tanto per via privata e mai pubblicamente. Spero di aiutare a fare chiarezza!

Chi intraprende questo percorso di solito dice “lo faccio per gioco, finché si diverte” ma la realtà, diciamocelo, è che lo facciamo per noi! Per orgoglio, perché ci piace, ci diverte, per desiderio di rivalsa nei confronti della vita, qualsiasi motivo. Loro spesso sono davvero fin troppo piccini per capire cosa stanno facendo. Un po’ come metterli continuamente su Facebook o Instagram. L’importante è comunque come sempre usare la testa. Ecco allora che vi racconto il mio punto di vista da “mamma manager”. Lo so. Fa ridere anche a me che lo scrivo😂

Quando è nata Vittoria le prime foto e i video hanno fatto il giro delle chat whatsapp di tutta la famiglia e degli amici stretti, come ormai sempre accade quando arriva un frugoletto in casa. È stata proprio una cara amica dei miei genitori, Gloria, a dirmi per prima che avrei dovuto farle fare pubblicità. Al momento lei aveva circa 15 giorni di vita e mi sembrava decisamente presto, in ogni caso!!!

Poi un giorno, quando Vittoria aveva ormai 6 mesi, una mia omonima (ciao Carlotta!😘) che ha giá i bimbi iscritti in un’agenzia, mi ha girato un annuncio dove si cercavano bimbi per pubblicità di un noto marchio, il testo era questo:

Io arrivo da una famiglia che lavora nell’ambito radio/televisivo e sono giornalista, speaker e partecipo a produzione di spot pubblicitari, quindi non mi sembrava troppo fuori dal mio ambito. Ho risposto all’annuncio via mail allegando un primo piano che avevo scattato il giorno prima.

Questo è il primo piano inviato

5 giorni dopo eravamo a Milano a fare il casting per il Ciuccio di uno dei più famosi brand per l’infanzia insieme a una quarantina di bambini. Pochi giorni dopo eravamo sul set. Vittoria prima scelta insieme ad altri 3. In questi casi, con bimbi molto piccoli è davvero difficile che si riesca ad ottenere lo scatto perfetto desiderato dal fotografo. Per questo ne selezionano sempre in numero maggiore rispetto al numero che serve in realtà (cioè 1 solo bimbo)

I neonati si stancano, si distraggono, si addormentano, si svegliano, devono ciucciare, etc…

Se si tratta di una pubblicitá e non un catalogo, la posa è già stabilita nella mente dei creativi. Quindi il bebè deve riuscire a riproporla affidandosi totalmente al caso!

Il fortunato è risultato essere Giovanni, un bellissimo bimbo rosso di capelli con qualche lentiggine, che potete trovare adesso su tutto il materiale pubblicitario legato al Ciuccio!

Con questo lavoro siamo entrate dirette nel “parco bimbi” di un’agenzia con cui mi son trovata davvero bene.

In questo anno abbondante ci sono state tante esperienze e tutte diverse.

Spot tv Lines Specialist e riviste

Puó capitare uno spot televisivo con casting tramite video da cellulare, la scelta per un catalogo di abbigliamento tramite fitting in negozio (ti rechi nel negozio monomarca più vicino e scatti alcune foto con i loro vestitini) oppure anche scelte dirette tramite fotografie.

Pubblicità catalogo Chicco Boppy Adjust Comfyfit
Il “dietro le quinte”!

Un punto che ci tengo a toccare è quello del materiale fotografico che viene usato per proporre i bambini. Alcune agenzie impongono la quota fissa per la realizzazione dello shooting nei loro studi/uffici. Io ad oggi con Vittoria ho lavorato solo con foto fatte dalla mia macchina Canon oppure da un buon iphone. Tenete presente che chi si occupa di casting ha l’occhio lungo, non per forza dovranno essere foto da booking professionale.

Ma anche vero che dopo i primi lavori ottenuti avrete fotografie che potrete mettere nel vostro catalogo!

Che caratteristiche deve avere un bambino per entrare in agenzia?

Se fate un giro su vari siti (qui sotto vi daró qualche nome) vedrete le tipologie maggiormente richieste e rappresentate: biondi occhi chiari, mori occhi chiari, bimbi di colore con capelli ricci, orientali, capelli rossi e lentiggini.

Oppure visi particolari, bellezze singolari. A volte basta piacere ad un fotografo ed è fatta!

Misure dei bimbi:

I neonati hanno una capacitá di crescita pazzesca! Ne parlavo l’altra sera con Simone. Quando mai nella vita ti capita di prendere 30 e più cm di altezza in un anno?

Immaginatevi nella pubblicità! Un bimbo che va bene per lo spot di una culla, tre mesi dopo potrá esserlo per un passeggino. Quattro mesi dopo per un gioco che aiuta l’equilibrio e via così. Quindi da questo punto è fondamentale avere sempre belle foto aggiornate da inviare alla vostra agenzia insieme alle misure corrette di peso, altezza e numero di scarpe. Con quelle si fa la grande scrematura per i casting!

A volte vi chiederanno la disponibilità per un lavoro fighissimo e vi gaserete. Ma la richiesta non sempre sarà seguita da una conferma. A volte arriverà e a volte non verrete proprio interpellate, ma magari una mamma che conoscete si. Funziona così. Meglio saperlo subito!

Come scegliere l’agenzia?

Ce ne sono molte:

Quelle che definirei generaliste (cioè per adulti e bimbi) come AdModa, la nostra primissima agenzia (devo ringraziare di cuore Chiara per aver sempre creduto in Vittoria e averla proposta in tante occasioni)

Oppure quelle dedicate esclusivamente ai bambini, quindi sotto ai 18 anni

BeHappy – 0-17 (capitanata una strepitosa Desirèe Atena)

SugarKids – 0-14 (agenzia internazionale)

SqKids (realizza tantissimi video di cantanti!) 0-17

Pepperkids (molto “social”) 0-17

Piccolissimo me 0-17

Btalentscout *edit ottobre 2020* l’agenzia ha chiuso a causa Covid e non più riaperto. Si sono aggiunte alla BabyFashion

Alcune chiedono esclusiva. Alcune la tassa di iscrizione (solitamente è 50€) alcune tutte e due, e altre ancora come dicevo, la quota per il servizio fotografico (50€).

Credo nella buona fede di tutti gli operatori del settore, ma alcune volte, di fronte a qualche cosa che non torna io dico di seguire il vostro istinto, quindi non abbiate timore di cambiare strada se pensate di non essere magari proposte al meglio nell’agenzia che avete scelto. La fiducia è fondamentale e deve esserci da ambo le parti.

Personalmente mi son trovata a cambiare agenzia, con contratto di esclusiva, dopo 6 mesi di mancate convocazioni. Ma queste sono scelte davvero personali.

Come contattarle?

Tramite mail dal sito ufficiale, al telefono, via Facebook. Tante hanno dei gruppi proprio su Fb dove pubblicano richieste quando nessuno dei bimbi che hanno a catalogo risponde ai requisiti della produzione del momento. Noi siamo entrate proprio grazie a uno di questi annunci!

Fee e pagamenti

Ogni agenzia tratterrà dalla vostra “paga” una quota percentuale per il lavoro di smistamento scelta e organizzazione. A voi il restante, al netto della ritenuta d’acconto. Dovrete poi decidere se mettere il reddito del minore nella dichiarazione di mamma o papà.

Non pensate di raccogliere cifre da divi di Hollywood🤣 spesso si tratta di qualche centinaio di Euro come rimborso spese. Se andate e tornate da Milano un paio di volte (casting e shooting), e perdete due giorni di lavoro, più o meno rimarrà poco in tasca!

Altra cosa: se volete entrare in questo mondo serve l’appoggio del papá (dovrá firmare tutti moduli di consenso insieme a voi!) e un lavoro con orari flessibili, oppure un famigliare stretto che possa portare i bimbi ai casting al posto vostro. Spessissimo, se non sempre, le convocazioni per gli shooting sono due/tre giorni prima della data prevista. Una settimana/dieci giorni quando va di lusso o magari per le grandi produzioni 😊

Trattandosi di minori le regole sono abbastanza rigide. Non possono lavorare sul set per troppe ore di fila, non ci possono essere troppi rumori, le luci non devono essere troppo forti… tutte cose regolamentate dal ministero del lavoro su fogli che dovrete consegnare ogni volta, insieme ai documenti di identità di mamma/papà e bimbo/a. Questi fogli vi vengono dati di volta in volta dalla produzione o dall’agenzia.

In questo periodo post-Covid le cose stanno un po’ cambiando. Grossi casting non se ne fanno per evitare assembramenti. Molti avvengono tramite video-selfie per bimbi grandi, o video e foto scattate da genitori per quelli più piccoli. C’è anche tantissima richiesta perché si sono accumulati molti lavori sospesi nel periodo del lockdown. Quindi: è il vostro momento, buttatevi! 😊

Eccoci. Spero di aver risposto a qualsiasi dubbio! Per tutte le altre domande mi trovate su instagram @wondercarlotta scrivetemi in direct 😘 e condividete l’articolo se lo trovate utile. A presto!!!

Ti prego estate, arriva presto

In questi giorni di emergenza coronavirus siamo chiuse in casa, uscite ridotte al minimo per esigenze improrogabili. Prendiamo aria fresca e sole in giardino, siamo fortunate.

Le temperature sono ancora ballerine, ma la primavera inizia a farsi sentire, ogni giorno di più.

Quella che aspettiamo con impazienza però è l’estate, stiamo sognando a occhi aperti quel momento dove saremo con i piedi nella sabbia, fronte mare, lontano da tutti questi brutti pensieri e ansie legati all’epidemia.

Sul fronte casalingo non ci sono grandi aggiornamenti, abbiamo due molari che iniziano a farsi vedere, lo svezzamente procede come sempre a rilento.

Vittoria sono ormai settimane che la mattina al risveglio è asciutta, e la prima pipì della giornata la fa sul vasino. Ha anche imparato a sedersi da sola! So che è piccolissima per lo spannolinamento, (ha 1 anno e quasi 5 mesi) ma le premesse sono buone, e so che l’estate è il momento migliore per provarci seriamente.

Siamo anche super attrezzate, con le mutandine allenatrici di BambinoMio, fatte apposta per essere tirate su e giù all’occorrenza come le normali mutandine dei grandi, ma con uno strato assorbente impermeabile che le rende vicinissime ad un pannolino lavabile. La scorta nel cassetto è pronta, in questi giorni di pausa forzata in casa le usiamo alternandole ai pannolini, ma confidiamo nell’arrivo del caldo per essere “meno vestite” e poter essere più agili nell’indossarle!

Perché diciamolo…quanto sono scomodi i body durante lo spannolinamento?!?

C’è qualcuna che è riuscita a farlo durante la stagione fredda? Fatemi sapere la vostra esperienza, noi vi aggiorneremo strada facendo!

Per te sarà sempre il giorno del tuo compleanno, per me quello in cui “sei nata”

Io che volevo una femmina più di ogni altra cosa, ora ti guardo dormire e penso che sei perfetta.

Mi innamoro di te ogni giorno, ti fisso mentre sospiri nel tuo lettino, tra le braccia di Morfeo.

Ti bacio, continuamente, anche se tu non lo sopporti.

Ti coccolerei in ogni momento.

Ti farei addormentare in braccio con me sul divano sempre, giorno dopo giorno.

Ti vorrei insegnare tutto della vita, la passione per le piante, come giocare con la Zoe, come preparare il risotto perfetto, ogni singola parola conosciuta, facile o difficile.

Mi dicevano che fare un figlio è difficile, pesante.

Non la gravidanza, anche se gli ultimi tre mesi sono parecchio tosti…

Dopo.

Quando non dormi più di due ore consecutive, quando questo si ripete per una o due settimane senza tregua. Quando capisci che forse durerá mesi.

Quando non capisci cos’ha, perché urla di dolore, ma non si vede nulla.

Quando combatti per far passare gli arrossamenti per le bave e sul sederino.

Quando c’è il vaccino e controlli la temperatura meglio di Dr. House giá pronta con la suppostina in mano.

Quando “evviva la prima vacanza in tre!” E ti trovi a passar la notte all’ospedale di un’altra città con la pupa con una febbre inspiegabile.

Quando ti disperi perché hai l’unica bimba tutta gengive e i dentini proprio non vogliono uscire.

Quando neanche i capelli vogliono farsi vedere.

Quando lotti dalla fase del “iniziamo a dare la frutta” a “non vedo la luce in fondo al tunnel delle pappine”.

Quando butti così tanti cibi avanzati e riscaldati enne volte, che ci si sfamava un villaggio…

Quando “signora è tanto piccina, continui a darle la vitamina D”.

Quando chiedi al papá “ha fatto la cacca?” Lui dice no e invece ha il pannolino pieno, ma se ne accorge solo la mamma…

Quando entri al nido, e si scatena la disperazione, che ti lacera il cuore.

Passare con un neonato le giornate nella loro interezza, per giorni settimane e mesi ti prosciuga le forze, ti porta allo sfinimento.

Basta un sacchetto della spesa che si rovescia per far saltare fuori tutto il nervoso accumulato. Mi arrabbio. Tanto. Spesso. Urlo, troppo.

Come fanno certe mamme a non alzare mai la voce? Le ammiro. Sento le educatrici del nido che dicono dolcissime “mi spiace davvero tanto che tu sia così arrabbiata, Vittoria” mentre strilla inconsolabile, e so che io non potrei mai riuscirci.

È questo essere mamma? Un continuo bilanciarsi tra “ti morderei di baci” e “mi hai proprio fatto perdere la pazienza!”? Giuro che non lo so. È passato un anno e ancora non l’ho capito.

So solo che come tutte le volte che si avvicina il mio compleanno mi viene la malinconia, e ora mi succede anche con il tuo…

Dicono che quando nasce un bambino nasce anche una mamma… e solo adesso lo comprendo.

Per te sarà sempre il giorno del tuo compleanno, per me il giorno in cui “sei nata”.

Happy Birth-day, amore mio.

Secondo me è incinta

È sicuramente il gossip più gossip che c’è. Con la mia best friend Cinzia quando la telefonata inizia con “devo dirti una cosaaa!!!”

La controbattuta è sempre: “chi è incinta?!?”😂

Io non lo so perché noi donne siamo così ossessionate dalla cosa, ogni tanto quando penso a qualche amica che non vedo da un po’, vado a sbirciare il profilo facebook o instagram alla ricerca di “indizi”, vai di zoom, confronti, apri, zoomma, “guardala li un po’ di pancetta…” chiudi, apri, zoomma, chiudi…

Oppure durante qualche uscita, degli atteggiamenti strani, niente brindisi, niente salumi, tutte quelle “cose”…

E poi, quando arriva la conferma, dalla diretta interessata con foto, o ecografia pubblicata, o messaggio criptico… scatta la ricerca nelle foto vecchie, della serie “vediamo se si vedeva anche in quello scatto!”

E poi lo spam via insta/whatsapp/telefonate a tutte le conoscenti!

O magari, scopri che nei 3 anni che non l’hai vista ha sfornato un pupetto! La curiosità è femmina, no?

Lo facevo prima di rimanere incinta, lo faccio ora che sono mamma…

Sarà che l’età è quella giusta, anche un po’ troppo… che sono circondata da pance o ex pance amiche, che è una di quelle belle notizie da condividere a più non posso… ma…

Sapete darmi una spiegazione?

Siete così anche voi? Avete un’amica come me?

Meglio ancora: avete un’amica su cui fare gossip? 😂

P.s. questa è un’ecografia di Vittoria 🤪

Ma se una mamma sbaglia?

Settimana scorsa abbiamo ricominciato il corso di acquaticitá dopo la pausa estiva. Nuovi bimbi, nuove mamme, alla prima esperienza in acqua. Quando stavo rivestendo Vittoria per tornare a casa mi sono accorta che la mamma a fianco a me era in crisi. “Oddio no!!!” Totalmente nel panico, aveva messo la sua piccola di 8 mesi nell’acqua bollente per lavarla, senza accorgersi della temperatura.

La pupina aveva il pancino rosso da metà in giù e tutte le gambe. Piangeva. Lei e la sua mamma.

Ha iniziato a riempirsi di parole, brutte parole, mentre piangeva.

“È colpa mia, l’ho ridotta io così, cosa faccio adesso???”

Le ho sorriso imbarazzata (non ci conosciamo) e ho cercato delle buone parole, ho pensato alla soluzione migliore, poi le ho suggerito di immergerla in acqua fresca, e sono andata a chiamare la giovane ostetrica che (fortunatamente!) era con noi in acqua quella mattina.

Anche lei ha cercato di tranquillizzarla, rasserenarla, ha controllato la bimba e le ha detto di non preoccuparsi, nelle ustioni le bolle vengono fuori subito, e lei era solo tanto rossa. Di tenerla al petto e magari allattarla, che si sarebbe ripresa in fretta.

Io sono uscita dopo una ventina di minuti, ma la mamma si stava ancora incolpando.

Io non ho bruciato Vittoria con l’acqua calda, ma mi è caduta, dal letto, dal divano, diverse volte. Avrebbe davvero potuto farsi male, e per fortuna solo qualche bernoccolo. Ma chi è che non sbaglia?

Non per questo devo sentirmi inadeguata, o cattiva, o insultarmi.

Siamo donne, persone, umani, sbagliavamo prima, sbagliamo ora che dobbiamo prenderci cura di un altro essere umano, e chissà quanto sbaglieremo in futuro.

Un’altra mamma uscendo mi ha chiesto “è la tua seconda?” Perchè ha visto che ero calma, che raccontavo delle cadute di Vittoria e di come avevo reagito quando a 2 mesi era scivolata al papá nel sonno…

No, vittoria è la prima, ma forse sono un po’ più forte di spirito di quella mamma che stava piangendo, e che avrei voluto abbracciare.

Vietato Toccare

So che risulterò antipatica, ma davvero non ce la faccio più. Oggi mi hanno tirato fuori dalla grazia divina. 

Non si tratta di avere la fobia che qualcuno tocchi Vittoria, è una bimba socievolissima, ama la compagnia di grandi e piccini e si diverte un mondo a giocare con tutti. 

Sto parlando di estranei che, per strada, vedendola nel marsupio senza calze, le prendono il piedino e glielo baciano. 

Di nonnine ultraottantenni che avvicinandosi mielose la toccano in faccia, bocca, capelli, le tolgono il ciuccio mentre lei è tranquilla e beata, e se lo rigirano tutto tra le mani, insieme ai fazzoletti sporchi.

Di pomeriggi in alta montagna dove dovrebbero regnare il silenzio, la pace e la tranquillità anche per una neo famiglia come la nostra, che ultimamente fa fatica a fare una notte fatta bene e il nervoso è sempre a mille. E invece ci troviamo a passare due ore con la petulante -figliadinonsochi- di 3/4anni che non la lascia respirare un secondo, le urla in faccia, salta sulla sua coperta a terra, mentre lei è a gattoni, con gli stivali pieni di fango. E i genitori non pervenuti.

Ma l’educazione e il rispetto del prossimo non esistono più? 

E lo dice una che attacca bottone con chiunque, che sia per strada, al supermercato, o in qualsiasi altro posto.

Essere socievoli è una cosa, maleducati un’altra. Ecco io trovo da maleducati tutte queste cose. Prendersi delle libertà con un bebè in giro per strada, o fare figli e lasciarli allo stato brado. 

Simone dice spesso “la tua libertà finisce dove inizia quella di un altro”. Questa volta gli devo dare ragione.