Per te sarà sempre il giorno del tuo compleanno, per me quello in cui “sei nata”

Io che volevo una femmina più di ogni altra cosa, ora ti guardo dormire e penso che sei perfetta.

Mi innamoro di te ogni giorno, ti fisso mentre sospiri nel tuo lettino, tra le braccia di Morfeo.

Ti bacio, continuamente, anche se tu non lo sopporti.

Ti coccolerei in ogni momento.

Ti farei addormentare in braccio con me sul divano sempre, giorno dopo giorno.

Ti vorrei insegnare tutto della vita, la passione per le piante, come giocare con la Zoe, come preparare il risotto perfetto, ogni singola parola conosciuta, facile o difficile.

Mi dicevano che fare un figlio è difficile, pesante.

Non la gravidanza, anche se gli ultimi tre mesi sono parecchio tosti…

Dopo.

Quando non dormi più di due ore consecutive, quando questo si ripete per una o due settimane senza tregua. Quando capisci che forse durerá mesi.

Quando non capisci cos’ha, perché urla di dolore, ma non si vede nulla.

Quando combatti per far passare gli arrossamenti per le bave e sul sederino.

Quando c’è il vaccino e controlli la temperatura meglio di Dr. House giá pronta con la suppostina in mano.

Quando “evviva la prima vacanza in tre!” E ti trovi a passar la notte all’ospedale di un’altra città con la pupa con una febbre inspiegabile.

Quando ti disperi perché hai l’unica bimba tutta gengive e i dentini proprio non vogliono uscire.

Quando neanche i capelli vogliono farsi vedere.

Quando lotti dalla fase del “iniziamo a dare la frutta” a “non vedo la luce in fondo al tunnel delle pappine”.

Quando butti così tanti cibi avanzati e riscaldati enne volte, che ci si sfamava un villaggio…

Quando “signora è tanto piccina, continui a darle la vitamina D”.

Quando chiedi al papá “ha fatto la cacca?” Lui dice no e invece ha il pannolino pieno, ma se ne accorge solo la mamma…

Quando entri al nido, e si scatena la disperazione, che ti lacera il cuore.

Passare con un neonato le giornate nella loro interezza, per giorni settimane e mesi ti prosciuga le forze, ti porta allo sfinimento.

Basta un sacchetto della spesa che si rovescia per far saltare fuori tutto il nervoso accumulato. Mi arrabbio. Tanto. Spesso. Urlo, troppo.

Come fanno certe mamme a non alzare mai la voce? Le ammiro. Sento le educatrici del nido che dicono dolcissime “mi spiace davvero tanto che tu sia così arrabbiata, Vittoria” mentre strilla inconsolabile, e so che io non potrei mai riuscirci.

È questo essere mamma? Un continuo bilanciarsi tra “ti morderei di baci” e “mi hai proprio fatto perdere la pazienza!”? Giuro che non lo so. È passato un anno e ancora non l’ho capito.

So solo che come tutte le volte che si avvicina il mio compleanno mi viene la malinconia, e ora mi succede anche con il tuo…

Dicono che quando nasce un bambino nasce anche una mamma… e solo adesso lo comprendo.

Per te sarà sempre il giorno del tuo compleanno, per me il giorno in cui “sei nata”.

Happy Birth-day, amore mio.